I Liguri: Ligi, né Celti né Romani

Il popolo dei Ligi tra Celti e Romani

Le notizie che ci sono pervenute intorno agli antichi Liguri sono molto contraddittorie e si perdono nelle leggende.

Ben poche tracce essi ci hanno lasciato e sulla scorta di queste possiamo ricostruire soltanto a grandi linee il loro modo di vivere.

Il Popolo dei Ligi celti o romani?

In un frammento di Esiodo sui Ligi leggiamo:

Cicno, re della Liguria,
mentre piangeva Fetonte che era suo parente,
fu trasformato in cigno.
Anche questo mentre muore canta flebilmente

Esiodo

Platone mette sulla bocca di Socrate:

Suvvia, ispiratemi, o Muse armoniose,
celebrate con questo epiteto, sia per la tonalità del canto,
sia per la stirpe armoniosa dei Ligi, intonate
con me la fantasia che quest’ottimo giovane [Fedro] mi costringe a
pronunciare

Platone

E in nota: Una delle interpretazioni etimologiche delle quali si compiace talvolta anche Platone.
L’epiteto vorrebbe simboleggiare

la tonalità della voce (ligu=chiaro, acuto, sonoro)

Platone

oppure

starebbe in rapporto col popolo musicale dei Ligi, i Liguri, i quali, come è tramandato, anche durante le battaglie, destinavano una parte dell’esercito al canto.

Platone

Il Lamorati fa risalire l’inizio della grandezza dei Ligi a Tirreo, figlio del re della Lidia, Soura.

Egli (Tirreo), desiderando acquistarsi la gloria col valore del proprio braccio, salpò dalla sua Terra con altri valorosi e pervenne nel mare che da lui fu detto Tirreno e sbarcò nella costa.

Fondò numerose città, tra cui Luni, Parma, Verona e altre.


Lamorati

Strabone inizia la descrizione della Liguria con queste parole:

Si parlerà ora della seconda parte dell’Italia, la Liguria,
situata proprio nella zona degli Appennini, fra la Celtica
di cui abbiamo parlato e la Tirrenia.

Questa regione non ha niente che meriti di essere descritto, a
parte il fatto che gli abitanti vivono sparsi in villaggi,
arando e zappando una terra aspra, o piuttosto, come dice Posidonio,
tagliando sassi.

Strabone

Se questa è una notizia abbastanza accettabile, un’altra lasciataci da Teofrasto ci lascia alquanto perplessi:

Tra quelle che vengono scavate per essere utilizzate, vi sono delle
pietre che chiamano semplicemente carboni, poiché si incendiano e bruciano appunto come il carbone.
Esse si trovano in Liguria, dove è anche l’ambra …

Teofrasto

Strabone continua:

Questi (I Celtoliguri) furono i primi dei Celti transalpini che i Romani ridussero in loro potere, dopo aver combattuto per molto tempo contro di essi e contro i Liguri che avevano sbarrato le strade che conducono in Iberia lungo la costa.

Facevano infatti razzie per terra e per mare ed erano tanto forti che la strada era a stento praticabile con grandi forze militari.

Strabone

E ancora:

I Pisani erano esasperati dai Liguri che, più bellicosi dei Tirreni, vivevano al loro fianco come cattivi vicini.

Strabone

Secondo altri autori gli Etiopi, i Liguri e gli Sciti avevano fama di buoni allevatori di cavalli.

Diodoro narra un fatto veramente eccezionale:

Racconto della forza e resistenza delle donne Ligie

Gli abitanti sono resistentissimi alla fatiche e, per il continuo esercizio fisico, vigorosi; giacché ben lontani dall’indolenza generata dalle dissolutezze, sono sciolti nei movimenti ed eccellenti per vigore negli scontri di guerra.

Generalmente gli abitanti della regione all’intorno, abituati continuamente a sostenere travagli, e richiedendo la terra molta cura, usarono fare partecipi anche le donne delle fatiche connesse al lavoro.

E lavorando uomini e donne a giornata, fianco a fianco, accadeva ad una donna un fatto particolare e paradossale secondo la nostra mentalità.

Infatti essendo incinta e lavorando con gli uomini, presa dalle doglie, raggiunse alcuni cespugli senza turbarsi; in questi diede alla luce il figlio e, avendolo avvolto con fronde lo nascose lì, mentre lei, riunitasi a quelli che continuavano a lavorare, sopportò con essi la medesima fatica, senza accennare nulla dell’accaduto.

Ed essendo venuto noto il fatto per il pianto del bimbo, in nessun modo il sovrintendente la poteva convincere a sospendere il lavoro; né costei desistette dalla faticosa occupazione finché il datore di lavoro, preso da pietà, datole il compenso pattuito la esonerò.

Diodoro

Più preciso su questo fatto è Posidonio che cita il nome del proprietario, Carmoleonte, suo amico e cittadino di Marsiglia.

Cinagora di Mitilene, accompagnando Augusto nella Spagna, annotò una notizia alquanto strana sui ligi dalle teste chiomate:

“Quando sono sotto le alte Alpi i briganti dalle teste chiomate [i Liguri, forse per nascondere il viso con i capelli], compiendo un furto, sfuggono così ai cani da guardia: ungono di grasso la parte che sta sopra i lombi, ingannando l’acuto odorato dei cani.

O scaltrezza dei Liguri più abile a escogitare il male che il bene”

Cinagora di Mitilene

Bisogna tener presente che per alcuni la Liguria era una terra
più mitica che reale e che tante notizie, trasmesse dai
marinai, erano assolutamente prive di fondamento.

Quanto alle occupazioni, ecco ancora alcune notizie tramandate dagli storici antichi.

Strabone (da notare che l’autore visse dal 63 a .C. al 10 d.C.) :

“Le regioni intorno a Modena e al fiume Panaro producono la lana morbida, di gran lunga la più bella di tutte.

La Liguria e il paese degli Insubri, invece,
producono quella ruvida, con cui si fanno la maggior parte
degli abiti per i servi italici.”

Strabone

Columella:

“Bevagna è famosa per il bestiame di alta statura,
la Liguria per quello piccolo, ma si vede talvolta anche a
Bevagna un bue basso e in Liguria un toro di notevole altezza.”

Columella

Plinio il Vecchio:

“Un numero maggiore di formaggi è prodotto nella zona dell’Appennino: dalla Liguria si esporta il formaggio di Ceva fatto soprattutto
con latte di pecora, dall’Umbria il Sarsinate, dalla zona di confine
fra l’Etruria e la Liguria il Lunense, famoso per la sua grandezza (vedi Luni).
Quanto alla produzione di vini generosi, Luni ne detiene il primato per l’Etruria, Genova per la Liguria.
Fra le Alpi e i Pirenei primeggia invece Marsiglia.
Il metodo per insaporire il mosto durante la prima fermentazione che dura per lo più nove giorni, è di spruzzare un po’ di pece per ravvivare l’odore del vino e rinforzarne il sapore.
Nella parte costiera della Liguria più vicina alle Alpi si avvolge con fasci di giunco l’uva seccata al sole e la si conserva dentro orci suggellati con gesso.”

Plinio il vecchio

Infine, sul nome della regione, ancora Plinio:

“Il levistico selvatico nasce sulle montagne della Liguria che le dà il nome, ma si coltiva ovunque; quello coltivato comunque è più dolce benché meno efficace”.

Plinio il Vecchio

Sentiamo ora qualche giudizio di scrittori recenti.

E’ impossibile conoscere almeno un poco della lingua parlata dai nostri antenati.
I Liguri erano uomini di lavoro, gli eterni operai della vita materiale.
Presso di essi la vita intellettuale non esisteva.
Erano i più illetterati fra i popoli.

Plinio il Vecchio

Dallo stesso articolo traggo alcune notizie.

Strabone scrisse che i Liguri e i Celti sono di razza diversa, ma studiosi recenti hanno avvicinato i due popoli, asserendo che fra di essi non vi è differenza essenziale e che il ligure è un dialetto indoeuropeo con tratti in proprio, ma affine al celtico.

La superiorità spirituale dei Celti darebbe ragione al fatto che l’elemento linguistico ligure sia rimasto in minoranza o sia stato del tutto assorbito.

Plinio il Vecchio

Vediamo un’iscrizione, quella incisa su un vaso di Ornavasso, e che reca:

LATUMARUI SAPSUTAIPE
VINOM NASOM

incisione su un vaso di Ornavasso

Essa è scritta in caratteri etruschi, ma risente molto del parlato latino, e potrebbe essere tradotta:

A Latumaro e a Sapsuta / [dono] vino di Nasso.

L’unica importante caratteristica del dialetto ligure è il suffisso -asco, -asca.

Tali nomi sono oggi distribuiti: 33 in Liguria, 93 in Piemonte, 105 in Lombardia, 19 nell’Emilia, 7 nella provincia di Massa Carrara.”

I Liguri occupavano un vasto territorio tra l’Arno (forse fondarono Pisa) e il Rodano, comprendente anche parte delle attuali Emilia e Piemonte.

Rispetto ad altri popoli, e specialmente in confronto degli Etruschi, essi erano meno evoluti.

Sembra che vivessero ancora in capanne di pietre senza uso di calce, coperte di rami e di paglia, e che fossero dediti alla caccia e alla pastorizia quando già gli Etruschi avevano scoperto il modo di fabbricare oggetti di terracotta e di fondere metalli.

Essi non formavano un popolo unito da saldi vincoli, ma erano divisi in gruppi o tribù praticamente distinte e separate le une dalle altre.

Ciò era dovuto anche alla conformazione del terreno.

Monti aspri solcati da profonde vallate che rendevano quasi impossibili i contatti fra i vari insediamenti.

Scrive in proposito Ubaldo Formentini:

E’ assai noto che le popolazioni liguri montane oltre all’agricoltura, i cui prodotti erano solitamente limitati per le scarse risorse del suolo, praticavano su larga scala la pastorizia particolarmente col sistema dell’alpeggio e cioè in sostanza facendo pascolare le greggi sui monti.

E’ probabile che le greggi, dopo aver passato la buona stagione all’alpe, si ritirassero per l’inverno in luoghi più riparati ai limiti della zona prativa, in villaggi situati però spesso ad una notevole altezza sul livello del mare (fra i 500 e gli 800 metri ) da dove i pascoli potessero essere raggiunti in breve tempo anche durante le stagioni che non consentivano più l’alpeggio continuato.

Di questo periodo rimangono tracce di una tipica fortificazione: il castellaro.

Intorno alla vetta di alcune colline furono notate delle pietre disposte in tracciati concentrici ove è assai probabile che gli antichi abitatori liguri fossero disposti, in caso di attacco, ad abbandonare senza troppo rimpianto le loro capanne di rami e di fango pur di poter salvare, oltre alle greggi, le loro provviste di formaggi e gli scarsi prodotti dei campi, del resto facilmente trasportabili .

Ubaldo Formentini

Queste affermazioni sono in netto contrasto con quelle sopra citate degli storici antichi.

E ancora:

I Liguri antichi non sembrano aver mai considerato disonorevole il venir meno alle regole della lealtà guerresca, i villaggi vengono ordinariamente abbandonati e la gente non atta alla guerra si avvia con le greggi, gli armenti e le provviste [probabilmente sistemate su muli] verso la montagna, lasciando agli uomini validi il compito di ostacolare il nemico almeno fintantoché il grosso della popolazione non abbia raggiunto la zona montana dove l’assalitore non osa inoltrarsi temendo agguati ben più pericolosi, oltre alle stesse difficoltà del suolo e avversità naturali.

Di alcuni castellari rimangono tracce evidenti (il meglio conservato è in una località poco lontana da Pignone e alla quale è rimasto appunto il nome Castellaro), gli altri sono stati pressoché cancellati da successive costruzioni (castelli medioevali o fortificazioni militari del secolo scorso).

Il più vicino a noi sembra essere stato quello che sorgeva sul luogo dell’attuale abitato di Trebiano, ma è probabile che ve ne sia stato uno anche sul Monte Rocchetta.

Ubaldo Formentini

I Liguri si possono dividere in tre grandi gruppi:

  • gli Apuani
  • i Padani
  • quelli del mare (dal Monte Carpione alla Francia), quelli cioè che occupavano la Liguria attuale.

Questi gruppi si dividevano ancora in altri minori:

1. i Briniati,
2. i Felibri,
3. i Cozzi,
4. i Taurini, e
5. altri.

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